Se Elena impara le tabelline è brava, se io imparo a dire “dinosauro” no, perché?

Se Elena impara le tabelline è brava, se io imparo a dire “dinosauro” no, perché?

Emettendo semplicemente suoni con la bocca noi esseri umani possiamo far sorgere l’uno nella mente dell’altro delle nuove combinazioni di idee dotate di significato.
Tanto naturale è per noi questa capacità, che tendiamo a dimenticare che miracolo sia” Il parlare, così come il leggere e lo scrivere, sono apprendimenti di cui la maggior parte di noi non ha memoria; nessuno ricorda di aver avuto difficoltà ad imparare a parlare. Dandolo per scontato, facciamo fatica ad immaginare che un apprendimento che per noi è stato automatico possa non esserlo per altri.

COSA succede nel bambino quando impara a parlare?
Il linguaggio si sviluppa in un arco relativamente breve della vita di un uomo, infatti la maggior parte delle regole linguistiche vengono “imparate” dal bambino entro i primi 4/5
anni di vita. Ma affinché il bambino entri in questo “mondo linguistico” bisogna che sia esposto ad una lingua e, soprattutto, che qualcuno parli con lui e “accenda” in lui il desiderio di comunicare.


COME il bambino entra in questo “mondo linguistico”?
Esistono due mondi fonologici: il mondo fonologico della lingua a cui il bambino è esposto e il mondo fonologico che il bambino organizza in base ai dati che percepisce, integra, elabora e programma nel corso del suo sviluppo linguistico. Lo sviluppo linguistico-fonologico si realizza in una dimensione circolare in cui ciò che il bambino percepisce sul versante uditivo, viene integrato con una serie di altre informazioni provenienti dal tratto fono-articolatorio e dalle vie visive; viene poi elaborato e semplificato per poter essere riprodotto.

Ora capite quanta fatica ho fatto per imparare a dire bene “DINOSAURO”? Elena sa quanto fa 7×8, io ancora no, ma so dire “DINOSAURO” e sono bravissimo!

È sempre l’ora di informarsi!

G.

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