Reflusso Gastro-Esofageo. Cosa succede se a soffrirne sono i più piccoli?

Reflusso Gastro-Esofageo. Cosa succede se a soffrirne sono i più piccoli?

Che cos’è il reflusso castro-esofageo?

Per reflusso gastroesofageo (RGE) si intende la risalita del contenuto gastrico in esofago con o senza rigurgito e/o vomito. È un evento fisiologico che si verifica più volte al giorno in lattanti, bambini ed adulti. La malattia da RGE (MRGE) è quella condizione in cui la risalita del contenuto gastrico comporta l’insorgenza di segni, sintomi e complicanze.

Quali sono i sintomi?

Il bambino può presentare sintomi come vomito abituale, bruciore dietro lo sterno, dolore addominale, senso di acidità in bocca, difficoltà alla deglutizione. Talvolta invece il piccolo può presentare sintomi particolari come irritabilità, tosse cronica, stridore laringeo, asma ricorrente, polmoniti ricorrenti.

Come si riconosce?

Nei lattanti e nei bambini di età inferiore a 8-12 anni la difficoltà nel descrivere sintomi che spesso sono non classici, pone la necessità di effettuare test strumentali per porre diagnosi.   

L’accertamento più sensibile e specifico è la pH metria/pH impedenzometria, un esame poco invasivo che si effettua attraverso l’introduzione di un sondino che documenta l’entità del reflusso (frequenza e durata) nelle 24 ore. Se il pH rimane acido troppo a lungo, significa che il reflusso gastro-esofageo non è fisiologico e che siamo di fronte ad una vera e propria malattia da reflusso. 

Come si cura?

Vengono utilizzati farmaci che inibiscono la produzione di acido nello stomaco. Nel bambino sano sotto l’anno di vita in cui il rigurgito e/o il vomito in assenza di sintomi di allarme possono beneficiare di accorgimenti posturali e dietetici (ispessimento dei pasti, latte antiregurito), non vi è indicazione all’assunzione di terapia farmacologica.

Cosa succede al momento dello svezzamento in bambini che hanno sofferto o che soffrono di reflusso non curato?

Come abbiamo detto il reflusso causa forti dolori addominali, bruciore di stomaco e/o episodi di vomito, tutte situazioni molto spiacevoli per un bambino, il quale, viste le esperienze negative e traumatiche, assocerà l’alimentarsi a qualcosa che lo fa stare male; questa associazione provocherà a sua volta un rifiuto del cibo e una successiva ipersensibilità a livello oro-bucco-facciale.

Come risolvo il problema?

A questo punto, una volta che il bambino sarà protetto dal reflusso, bisognerà scongiurare l’evento traumatico creando nuove associazioni tra cibo ed emozioni, stavolta positive.

Si a giochi, presentazione e proposta di alimenti gustosi e accattivanti, condivisione di momenti e successi e non dimentichiamo di dare al bambino tutto il tempo di cui ha bisogno.

È sempre ora di informarsi

G.

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